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Da Salvo e La Brasserie

Milano

Con uvetta e pesce la fantasia è servita

Inventa piatti e cambia menù, così l’Osteria da Salvo porta la Sicilia a Milano.

  • Il mare a Milano
    Quando si entra da Salvo si sente il mare: rete e salvagente appessi, in un bancone la testa di un pesce spada con il lungo rostro che spunta, in un altro bancone il pesce fresco del giorno (tipo ostriche, ricciole e cicale che ancora si muovono). Quando ci si siede, si conosce Salvo la Rosa, titolare e anima del ristorante che lui ama ancora chiamare osteria. Classe ’52, catanese a Milano da 25 anni, Salvo non solo serve ai tavoli e raccoglie ordini, ma dispensa consigli e racconta i piatti.
  • La Sicilia in tavola
    Perché ciò che porta in tavola non è solo ottimo cibo, ma è cultura della sua terra, passione per la cucina, amore per il cliente e delizia per il palato. Calamaretti imbottiti con pane grattuggiato, caponata antica con polipetti, arancini di mare, scaloppine di pesce spatola con marsala e mandorle, alicette alla stimpirata, fritte e cosparse di cipolla e aceto. Per non parlare dei dolci: cassata al pistacchio e buccellato, cioè ciambelle di pane con frutta secca e uvetta. Tutto a prezzi contenuti. A questo punto ci si rende conto che varcando la porta dell’Osteria da Salvo, Milano non esiste più, si è entrati in un pezzo di Sicilia, la più genuina, e ci si sente quasi a casa di amici.
  • Rosa Anna, l'artista dei fornelli
    “Facciamo ciò che sappiamo fare: piatti siciliani a base di pesce”, si schernisce Salvo, che rincuora i palati dei suoi clienti grazie a Rosa Anna, sua moglie ragusana nonché unica cuoca che ai fornelli diventa un’artista e nei piatti mette emozione.
  • La fantasia di Rosa Anna
    "Compriamo solo materie prime e cuciniamo tutto noi ”, dice lei. Il segreto del successo? “La fantasia”, risponde secco Salvo, “ci piace inventare ricette, mescolare sapori e odori”. Tipo gli spaghetti aglio, olio e pane: Salvo e Rosa Anna ci aggiungono il pistacchio.
  • Certificato d’eccellenza di Tripadvisor
    Così, con fantasia e passione, l’Osteria da Salvo si è guadagnata una clientela affezionata, che pur di vivere un po’ di Sicilia, lo raggiunge a ridosso del cimitero Maggiore. E si è pure conquistata il certificato d’eccellenza di Tripadvisor. Non solo: il suo caso di successo è studiato dai più famosi cuochi del momento che vengono qui per assaggiare la sua arte e, qualche volta, pare la replichino in Tv.

Firenze

Alla Brasserie, Firenze è in Francia

  • Cucina tradizionale toscana, con tocco d'Oltralpe
    Fiorentina con erbette di Provenza: quando la cucina tradizionale toscana si unisce a quella chic francese nascono piatti ricercati che conservano il sapore di casa nostra. «Il vero chef fa così: personalizza il menù per renderlo unico; e io aggiungo alla cucina mediterranea il mio tocco francese». Parla così Frederic Brunet, francese DOC trapiantato a Firenze, dove un paio d’anni fa ha aperto La Brasserie, ora locale di riferimento in città.
  • Menu chic
    Per capire ciò che vuol dire fondere in un piatto Toscana e Francia, basta sfogliare il menù: “risotto con aglietto selvatico, escargot ed erbe provenzali”, “ravioli con sfoglia al cacao con pecorino di Pienza e pere caramellate”, “petto d’anatra con miele e arancia”, “bocconcini di rana pescatrice alla bisque de homard”. Sono alcuni esempi dei gusti che solo il palato può decifrare e tradurre in qualcosa di inebriante. La qualità delle materie prime, poi, è sempre al top.
  • Chef ai fornelli
    In cucina c’è lui, Frederic Brunet, titolare e chef che, nonostante i suoi pochi 37 anni, ha esperienza da vendere visto che si è formato in Francia alla corte dei migliori chef stellati d’Oltralpe. Cucina tutto, sempre e solo lui. L’aiuto cuoco lo supporta, ma è Frederic l’artista, che fa anche la pasta sempre rigorosamente a mano.
  • Varietà e sorprese
    Frederic cambia spesso il menù, declinandolo sulla base delle stagioni e delle ricorrenze. Ogni giorno prevede un piatto a sorpresa, frutto della sua creatività. Piatti come quadri: «Il piatto deve essere bello, oltre che buono», conclude, «perché il gusto è anche questione di occhio. I miei piatti sembrano quadri».

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